Pillole di storia della scherma torinese – prima puntata

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Visto questo periodo di fermo dell’attività sportiva, comincio ad aprire i miei archivi “segreti”, per tirare fuori qualche cimelio, ed approfittarne per raccontare un po’ della storia della scherma torinese. Negli anni ho raccolto molti cpezzi: medaglie, poster, spille, foto e premi vari, tutti riconducibili alla scherma della nostra città.

Questi articoli erano pensati per il periodo di sospensione naturale degli allenamenti e dei corsi ovvero dalla metà di luglio alla fine di agosto, tanto per staccare la testa dall’agonismo, e conoscere meglio il nostro sport non solo sotto il profilo della pedana, ma del fuori, del passato. Anticipiamo di qualche mese, magari ci sarà l’opportunità di scriverne di più.

Oggi vi mostro una targa particolare, sicuramente con una storia, la quale comincia nel 1943, ma che avrà avuto tanti episodi fino ai giorni nostri. Cominciamo però dall’inizio. Il 7 giugno 1943 l’Italia era nel pieno della guerra, l’ultimo conflitto mondiale, gli alleati preparavano lo sbarco in Sicilia e proprio quel giorno presero Lampedusa. Anche a Cuneo si combattè aspramente, ma non con i fucili bensì con i fioretti, ed a farlo non furono soldati ma gentili signorine (e signore). Si disputarono infatti i campionati italiani a squadre di fioretto femminile, l’unica specialità riservata al gentil sesso tra le armi della scherma. Saranno solo 5 le squadre coinvolte, tra le quali il G.U.F. di Torino, l’organizzazione fascista per gli universitari, che nel dopoguerra si trasformerà nel C.U.S. . Questo sarà il primo titolo nazionale a squadre vinto da una formazione di Torino :

Cuneo, 7 giugno

Hanno avuto luogo ieri le finali del campionato nazionale femminile di fioretto a squadre con la partecipazione di cinque delle dieci squadre iscritte. Tutti gli incontri sono stati molto interessanti per il valore delle schermitrici che hanno dato tutte prova di uno spirito agonistico e di una ottima preparazione.

Le finali hanno dato i seguenti risultati: Trieste b Roma 13-3; Torino b Milano 15-1; Roma b Modena 13-3; Trieste b Milano 13-3; Milano b Modena 15-1; Torino b Trieste 11-5.

Classifica per squadre: 1. Guf Torino, 4 vitt.; 2. Ginnastica Triestina, 3 vitt. e 1 sconf.; 3. Guf Milano; 4. C.S. Roma; 5. Gil Modena.

Classifica individuale: 1.Cei (Torino), 15 vitt.; 2. Balbo (id.), 14 vitt. 13 stocc.; 3. Cesari (id.) 14 vitt. 14 stocc.; 4. Camber (Trieste); 5. Strukel; 6. Libera; 7. Camoletto; 8. Zanetti; 9. Lorenzoni; 10. Colognato.

La coppa triennale Eugenio Cosciani, caduto sul fronte greco per due anni detenuta dalla Ginnastica Triestina è passata quest’anno al Guf Torino”

La Stampa  7 giugno 1943 pag. 2 “Alle schermitrici torinesi il campionato di fioretto”

Non è dato conoscere quali siano stati i premi per le vincitrici, ma qualcosa è arrivato ai giorni nostri. La parte centrale di una targa, probabilmente il premio per la squadra. Come si vede dalla foto è un tantino abbozzata, ed il materiale con la quale è fatta la parte metallica sembra comune latta, materiale povero come si poteva in tempo di guerra. Il G.U.F. torinese, almeno la squadra di scherma, si allenava presso la sede del Club di Scherma andata distrutta sotto le bombe, in quella che allora si chiamava via dell’ospedale e che oggi è via Giolitti, nel prestigioso Palazzo Thaon di Revel, di cui oggi resta solo lo spezzone centrale, quello con le scale, subito dietro il palazzo della Camera di Commercio. Allora non c’era Piazza Valdo Fusi, ma la sede del Politecnico, anche quella distrutta, vero obiettivo delle bombe anglo-americane. La sede amministrativa, diciamo così, era però in Via Carlo Alberto 10, presso la Casa Littoria. La stessa fu assaltata dalla folla inferocita il 26 luglio di quell’anno, poi con la Repubblica di Salò torno sede del fascio torinese, quindi nei giorni convulsi della liberazione, e per il breve periodo successivo, sede del comitato di liberazione nazionale per essere ribattezzato Palazzo Campana. Possiamo immaginare che quanto contenuto nella sede fascista non fu certo trattato con i guanti, ed è possibile che quanto non di immediato interesse gettato via, o comunque non conervato con ogni riguardo. Forse è così che è cominciato il viaggio di questo cimelio, trovato per strada, o sgomberato da qualche rigattiere, che di mano in mano, lo ha fatto viaggiare fino a Bologgna, dove il sottoscritto lo ha recuperato per riportarlo a Torino, sua sede naturale.

A presto per una nuova pillola di storia, e con un altro pezzo della mia collezione

Maestro Paolo Cuccu

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