IL GIORNO DELLA MEMORIA A MIRAFIORI SUD

27 gennaio 2022
20220127_111727Le Pietre d’Inciampo sono oramai conosciuti strumenti di ricordo di quella immane tragedia che fu la Shoah, la folle pianificazione dell’annientamento di una etnia. Le più conosciute sono nella zona centrale della città, e nei quartieri immediatamente limitrofi, che durante la seconda guerra mondiale rappresentavano già la periferia della città. Soffermadosi su alcune, si scopre che la strage nei campi di sterminio non coinvolse solo gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, gli infermi, ma anche gli oppositori politici, i soldati che non vollero aderire alla Repubblica Sociale, i partigiani e anche i loro familiari. Proprio a quest’ultima categoria appartiene la pietra posta in Via Onorato Vigliani, all’altezza del civico 172. Allora, nel 1943, il civico era il 710, ed era al appena fuori l’area dell’Aeroporto di Mirafiori (una immagine di Google Heart può dare una idea di come fosse allora la zona). Una parte del complesso è oggi corrispondente al Parco Colonnetti, la zona degli Hangar è quella dove oggi ci sono i capannoni industriali e il monumento che ricorda questa struttura posto su dei ruderi. Un’altra parte è stata assorbita dalla costruzione delle case volute dala giunta Novelli alla fine degli anni ’70, e quindi oggi difficile immaginare la topografia della zona. Allora non c’era il palazzo odierno, ma un lungo cascinale (cascina De Vecchi), utilizzato prima come latteria poi abbandonato, strasformato in abitazioni. Qui abitava la famiglia Roncaglio, originaria di Soncino, in provincia di Cremona. Il capo-famiglia Giovanni Ronaglio, dovette trasferirsi a Torino perchè indesiderato per motivi politici. Dopo l’armistizio aderì ai SAP, assieme al fratello, alla moglie di lui, ed al giovanissimo figlio Alessandro compivano atti di sabotaggio sugli aerei tedeschi del vicino aeroporto. Nel loro gruppo di resistenza riuscì ad infiliutrarsi una spia fascista, che ottenute le informazioni necessario denunciò tutti alle autorità tedesche. L’alba del 14 gennaio 1945 fu in giorno della retata. I mezzi dei nazifascisti si fermarono davanti al portone d’ingresso del cascinale, e entrarono a portare via sia Giovanni che il figlio Alessandro, nei giorni successivi furono presi anche tutti gli altri appartenenti a questo gruppo, che inutilmente provarono a nascondersi. Dopo un processo sommario, Giovanni venne condannato a 20 anni, il figlio Alessandro venne assolto per insufficenza di prove (il giudice ebbe forse pena di un ragazzino tanto giovane), mentre lo zio Luigi venne fucilato al poligono del Martinetto. Nonostante la sentenza, per padre e figlio si aprirono lo stesso prima le porte del famigerato Hotel Nazionale, sede torinese della Gestapo, poi quelle dei vagoni piombati per essere deportati a Mauthausen. Da qui Giovanni venne poi trasferito al sottocampo di Gusen, tristemente noto come “L’inferno degli inferni”, nel quale morì, diventando assieme a tanti altri cenere nel vento. Il figlio miracolosamente sopravvisse a 106 giorni di torture, fame, lavoro formato, sporcizia, malattie, morte, e tornò a Torino, dalla sua mamma. Da allora, fino allo scorso 30 maggio, a fatto opera di ricordo, parlando con i giovani e con chiunque lo intervistasse per conoscere la sua triste storia. Ci ha lasciato anche un libro di memorie, breve e asciutto, quasi una cronistoria di quei maledetti 106, dal titolo “106 giorni, Un ragazzo di 17 anni deportato a Mauthausen”. Scritto in modo diretto, una narrazione di eventi senza retorica, senza odio, solo con il desiderio di lasciare una testimonianza di quanto è successo, e può ancora succedere.

Giornata della memoria. Ricordiamo lo schermitore Oszkár Gerde

Torino, 27 gennaio 2021

Oszkár Gerde alle olimpiadi del 1908

Oszkár Gerde alle olimpiadi del 1908

Anche quest’anno, in occasione della giornata della memoria, voglia ricordare un appartenente alla gra de famiglia della scherma, che per causa della follia nazi-fascista, venne perseguitato per la sua origine ebrea.

Oszkár Gerde, nacque l’8 luglio 1883 a Budapest (Ungheria). Si avviò alla scherma nel Magyar Atlétikai Club della sua città natale, sotto la guida prima del Maestro László Borsody, e successivamente del celebre maestro italiano Italo Santelli. Partecipò con la nazionale magiara alle olimpiadi del 1908 a Londra e 1912 a Stoccolma, dove in entrambe le occasioni vinse la medaglia d’oro con la squadra di sciabola. Nella gara individuale venne invece eliminato nei gironi precedenti a quello conclusivo per le medaglie. Tra gli altri suoi titoli, anche quello di campione nazionale nel 1922, 1924 e 1925. Oszkár Gerde era uno schermidore esperto, calmo, ccon una scherma caratterizzata da rapidi fendenti, “il suo attacco è forte, la sua difesa di quarta e di terza è sicura, le sue riposte sono molto buone“.

Nel 1910 scese in duello, di quelli veri, con il compagno di squadra (e campione olimpico individuale) Jenő Fuchs. Lo scontro si rivelò tutt’altro che cortese, a giudicare dalle fonti dell’epoca, e di brevissima durata. Al primo assalto, Gerde con un fendente alla figura provocò una profonda ferita alla testa di Fuchs, che pose fine alla sfida. Ma non alla questione, visto che il ferito accusò il feritore di averlo colpito a tradimento, prima che il giudice desse effettivamente inizio al duello. I due al termine non si riconciliarono, come era uso all’epoca, in compenso rimediarono dall’autorità giudiziaria 44 giorni di prigione, preso la città di Vác, dove certamente avranno riflettuto sull’accaduto. Considerando che però alle olimpiadi del 1912 erano ancora nella stessa squadra, e possibile che il tempo passato in cella, abbia posto la questione per entrambi sotto altra luce.

Terminata la carriera sportiva, fu arbitro internazionale alle olimpiadi di Parigi del 1924, e vice presidente della federazione ungherese, nel cui ruolo venne coinvolto nelle olimpiadi del 1928 ad Amsterdam. Laureato in giurisprudenza praticò la professione di avvocato presso la Camera di commercio della capitale, fino al suo arresto e alla sua successiva deportazione, avvenuta nel 1944. L’8 ottobre di quell’anno trovò la morte nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen, in Austria a causa di una polmonite. Un cenotafio conserva la sua memoria nel cimitero di Farkasréti a Budapest.

Nel 1989 è stato inserito nella International Jewish Sports Hall of Fame.

Pillole di storia della scherma torinese – quinta puntata

ALBERTINA CEI, LA PRIMA CAMPIONESSA TORINESE

Diploma della FIS, consegnato per la vittoria nel campionato italiano a squadre del 1943

Diploma della FIS, consegnato per la vittoria nel campionato italiano a squadre del 1943

Ricostruire la storia di atleti dei cosiddetti “sport minori” non è mai una cosa semplice, anche se si parla di epoche a noi relativamente vicine. Proviamo però a tracciare un breve profilo di quella che è stata la prima schermitrice torinese (e piemontese) a vincere un campionato italiano di scherma: Albertina Cei. Le prime notizie della sua carriera risalgono al 1938, quando assieme alle sue giovani compagne di squadra venne ricevuta dal federale di Torino presso la Casa Littoria (oggi Palazzo Campana), a seguito della vittoria in una competizione. Lo stesso anno giunse al 7° posto a Como nei Campionati Italiani, ed al 3° posto a Torino nei campionati regionali. Allora la massima manifestazione regionale era seconda per importanza solo ai campionati italiani, il risultato era quindi degno di rispetto. Nel 1941 giunse al secondo posto nei campionati italiani a Terni, alle spalle della genovese Valleda Cesari. Sempre lo stesso anno, arrivò al 3° posto in un torneo nazionale a Torino, in quella occasione scriverà di lei Aldo Masciotta su La Stampa:

Albertina Cei, terza classificata, è partita in sordina, riprendendosi solo verso metà gara.

Era il 3 maggio del 1942, nel pieno dell’ultimo conflitto mondiale, l’allora Federazione Italiana Scherma presieduta da Giulio Basletta decise per la disputa del campionato femminile a Genova. Si lottava per un simbolo che, purtroppo aggiungerei, si è perso nel tempo: un bracciale tricolore, da esibire con orgoglio e portare con invidia degli altri. Pochi giorni prima, il 29 marzo, la Cei giunse al secondo posto dei Campionati Regionali, battuta da un’altra schermitrice destinata a scrivere pagine importanti per questo sport Cleo Balbo. Sulle colonne del quotidiano La Stampa, il campione della sciabola Aldo Masciotta descrisse la vittoria della Cei :

Ed ora dovremmo fare il profilo della torinese Albertina Cei, campionessa italiana di fioretto. Preferiremmo – per lei – chiamare questo profilo un …… madrigale. Giacché il profilo della Cei è grazioso, è una brava figliola lei stessa, ed una camerata piena di cuore e di grazia, sia come donna che come schermitrice. La nostra Albertina – che si è messa in luce in questi ultimi anni – pratica una scherma pulita, chiara, diremmo femminile. Non si contorce, non diventa brutta sulla pedana, a differenza di molte sue graziose colleghe. Salutiamo molto volentieri la neo-campionessa anche perché – sul suo giubbetto bianco – ci ha riportato a Torino un po’ di tricolore”

L’anno successivo non poté difendere il titolo, chiamata nel servizio ausiliario militare, che passò alla napoletana Velasco. Non sarà però un anno senza successi, la Cei sarà infatti parte della squadra del G.U.F. torinese che vinse il campionato italiano a squadre. Ecco il resoconto giornalistico apparso su La Stampa:

Cuneo, 7 giugno

Hanno avuto luogo ieri le finali del campionato nazionale femminile di fioretto a squadre con la partecipazione di cinque delle dieci squadre iscritte. Tutti gli incontri sono stati molto interessanti per il valore delle schermitrici che hanno dato tutte prova di uno spirito agonistico e di una ottima preparazione.

Le finali hanno dato i seguenti risultati: Trieste b Roma 13-3; Torino b Milano 15-1; Roma b Modena 13-3; Trieste b Milano 13-3; Milano b Modena 15-1; Torino b Trieste 11-5.

Classifica per squadre: 1. Guf Torino, 4 vitt.; 2. Ginnastica Triestina, 3 vitt. e 1 sconf.; 3. Guf Milano; 4. C.S. Roma; 5. Gil Modena.

Classifica individuale: 1.Cei (Torino), 15 vitt.; 2. Balbo (id.), 14 vitt. 13 stocc.; 3. Cesari (id.) 14 vitt. 14 stocc.; 4. Camber (Trieste); 5. Strukel; 6. Libera; 7. Camoletto; 8. Zanetti; 9. Lorenzoni; 10. Colognato.

La coppa triennale Eugenio Cosciani, caduto sul fronte greco per due anni detenuta dalla Ginnastica Triestina è passata quest’anno al Guf Torino

La sua carriera schermistica proseguì nel dopoguerra, e sarà nel 1947 che parteciperà al suo primo campionato mondiale a Lisbona. In realtà avrebbe dovuto essere il secondo, perché la Cei fu tra le atlete beffate dallo scoppio della seconda guerra mondiale, quando venne annullato il campionato internazionale di Merano del 1939. Nella sua unica partecipazione, la Cei si fermò al girone dei quarti di finali, ovvero il secondo turno della gara, e non prese parte alla competizione a squadre. Sempre in quell’anno la Cei vinse anche il titolo di campionessa regionale, superando nel girone finale la solita Cleo Balbo.

Le ultime notizie che si hanno della campionessa torinese risalgono al 1996, quando la sezione cittadina dell’Associazione Azzurri d’Italia le consegno un premio per la sua importante carriera sportiva.

Pillole di storia della scherma torinese – quarta puntata

torneo_anziani_1934

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella scherma di oggi, sempre più importante è diventata l’attività dei cosiddetti “Master”. Sono atleti che hanno superato una certa età, solitamente le categorie partono dai 30 anni, ma che grazie all’allungamento dell’aspettativa di vita, dal progresso delle tecniche di allenamento e dalla possibilità di recupoerare oramai da qualsiasi tipo di infortunio, sono ancora molto competitivi anche verso atleti con età decisamente inferiori.

Pochi però sanno che la prima competizione ufficiale per atleti “Over” fu disputata proprio a Torino nel 1933, allora riservata ai soli schermitori piemontesi. La seconda edizione,disputata nel 1934, venne apertaa tutta Italia, dovenendo il primo torneo nazionale della storia per le categorie “Over”. Allora furono due le categorie in gara: gli “Anziani” sopra i 40 anni, ed i “Veterani” sopra i 50. Allora la scherma era uno sport molto tecnico, dove i Maestri curavano spesso in modo ossessivo la perfezione del movimento, questo ovviamente a scapito della parte fisica. Uno schermitore troppo irruento non era ben considerato, e quindi questa modalità di esecuzione molto più lenta rispetto ad oggi, creava uno sport dove l’età media era vicina ai 30, e non di rado vedeva anche atleti di primissimo piano superare gli “anta”.

Alla prima edizione del TORNEO NAZIONALE ANZIANI E VETERANI, disputata il 21 e 22 aprile, vennero atleti di un certo rilievo dei primi decenni del ‘900, tra cui non poteva mancare uno dei massimi protagonisti di quel periodo: il vercellese Marcello BERTINETTI. Tra le vecchie lame torinesi, partecipò nella categoria “Veterani” il celebre mancino Filippo FüRST, allievo ai primi del secolo del grande Maestro Luigi COLOMBETTI. Si distinse maggiormente, tra gli atleti di casa, il militare Tommaso ROBBA, che vinse sia nel fioretto che nella sciabola. Le gare si disputarono nei locali del prestigioso Circolo Canottieri ESPERIA di Corso Moncalieri. Il quale per un breve periodo ospitò anche una squadra di scherma.

Robba con la sua caratteristica e classica scherma ha colto il meritato successo. […] Fra i “veterani” nuova vittoria di Robba che terminava con facilità e sicurezza, battendo largamente i suoi avversari.

Fioretto Anziani :                                    Fioretto Veterani :                                   Spada :                                

1° Bertinetti (Vercelli)                      1° col.  Robba (Torino)                     1° Pezzana (Vercelli)

2° Flamberti (Milano)                       2° Semprini (Bologna)                     2° Basletta (Vigevano)

3° Pezzana (Vercelli)                         3° Fürst (Torino)                                  3° Bertinetti (Vercelli)

4° Marrazzi (Bari)                              4° Stross (Genova)                               4° Marrazzi (Bari)

5° Cortelessa (Torino)                      5° Galli (Treviglio)                                5° Maglietto (Savigliano)

                                                             6° Zillini (Trieste)                                 6° Spotti (Milano)

                                                                                                                             7° Stross (Genova)

Sciabola Anziani :                                   Sciabola Veterani :                                 

1° Biach (Trieste)                                1° col.  Robba (Torino)    

2° Bertinetti (Vercelli)                          2° Zillini (Trieste)

3° Tieghi (Milano)                                3° Galli (Treviglio)               

4° Cortelessa (Torino)                         4° Semprini (Bologna)        

5° Grandis (Torino)            

6° Maglietto (Savigliano)

7° Tefelspalto (Milano)

8° Caroggio (Genova)

ARMI Anno V n.4 aprile 1934 pag. 20 “NOTIZIARIO : Torino”

MAESTRO

PAOLO CUCCU

Pillole di storia della scherma torinese – terza puntata

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Oggi la storia parte da una piccola medaglia, appena 4 centimetri, ma che racchiude molto da raccontare. Per prima inquadriamo il momento storico. L’Italia è in guerra da oltre 1 anno, ma siamo ancora nel periodo in cui le forze dell’Asse sembrano potere avere il sopravvento. Da pochi giorni è entrata in guerra la potenza economica degli Stati Uniti, trascinata dal “giorno dell’infamia”, l’attacco a sorpresa dei giapponesi su Pearl Harbor. Il 14 dicembre i tedeschi venivano definitivamente respinti dai sovietici davanti a Mosca, e mettevano il punto massimo dell’avanzata nazista nel loro territorio. L’Italia spostava ad Alessandria d’Egitto la sua flotta, per una incursione nel porto controllato dagli inglesi. Quella sera il convlgio italiano incrocerà uno inglese, e la corazzata Vittorio Veneto finirà silurata, ma non affonderà. I bombardamenti alleati erano iniziati l’anno prima, e si temevano anche quel giorno, ovviamente. Non accadde però nulla, e tutto potè svolgersi regolarmente.

cleo balboIl 14 dicembre Torino ospitò un importante torneo nazionale di fioretto femminile, vera rarità per quel periodo in Italia vista la bassissima considerazione di cui godeva questa unica specialità femminile. A dispetto di questa però furono 42 le ragazze che si presentarono all’incontro, provenienti da Trieste fino a Taranto. La vittoria arrise alla triestina Silvia Strukel, alle sue spalle si piazzarono due fiorettiste torinesi. La prima fu Cleo Balbo, ottima interprete dell’atletica in pista da poco passata alle competizioni schermistiche. Schermitrice mancina, molto combattiva, suo talento e la sua preparazione di base le consentirono in breve tempo di colmare il divario di esperienza con le più forti. Al terzo posto la più esperta Albertina Cei, che pagò un avvio di gara sottotono, salvo poi riprendersi nella seconda parte del girone, dove inanellò una vittoria dopo l’altra. Al 7° posto della poule finale ancora un’altra torinese, la Scatolero, di cui si perderanno le tracce nel dopoguerra. Alle gare assistette il ministro delle finanze Paolo Thaon di Revel, già campione italiano ed olimpico di spada negli anni ’20.

Una giovane torinese, Cleo Balbo, si è insediata, quasi alla chetichella, al secondo posto, precedendo per una sola stoccata la più quotata concittadina Cei. La Balbo, una mancina insidiosa e difficile, si è questa volta bene affermata, e speriamo che continui sulla buona strada. Albertina Cei, terza classificata, è partita in sordina, riprendendosi solo verso metà gara.

Aldo Masciotta in La Stampa Lunedì 15 dicembre 1941 n. 298 pag. 4

Cleo Balbo, il cui nome era in realtà Clementina, nel 1938 fu campionessa d’Italia sugli 800metri e primatista del mondo nella staffetta 3x800metri. Si avviò alla scherma solo nel 1940, terminata la carriera sportiva nell’atletica. Nel dopoguerra sarà anche un’apprezzata scrittrice. Nel 1964 la sua raccolta di poesie “Minny” vincerà l’11° Premio Torino di letteratura.

MAESTRO PAOLO CUCCU