Pillole di storia della scherma torinese – terza puntata

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Oggi la storia parte da una piccola medaglia, appena 4 centimetri, ma che racchiude molto da raccontare. Per prima inquadriamo il momento storico. L’Italia è in guerra da oltre 1 anno, ma siamo ancora nel periodo in cui le forze dell’Asse sembrano potere avere il sopravvento. Da pochi giorni è entrata in guerra la potenza economica degli Stati Uniti, trascinata dal “giorno dell’infamia”, l’attacco a sorpresa dei giapponesi su Pearl Harbor. Il 14 dicembre i tedeschi venivano definitivamente respinti dai sovietici davanti a Mosca, e mettevano il punto massimo dell’avanzata nazista nel loro territorio. L’Italia spostava ad Alessandria d’Egitto la sua flotta, per una incursione nel porto controllato dagli inglesi. Quella sera il convlgio italiano incrocerà uno inglese, e la corazzata Vittorio Veneto finirà silurata, ma non affonderà. I bombardamenti alleati erano iniziati l’anno prima, e si temevano anche quel giorno, ovviamente. Non accadde però nulla, e tutto potè svolgersi regolarmente.

cleo balboIl 14 dicembre Torino ospitò un importante torneo nazionale di fioretto femminile, vera rarità per quel periodo in Italia vista la bassissima considerazione di cui godeva questa unica specialità femminile. A dispetto di questa però furono 42 le ragazze che si presentarono all’incontro, provenienti da Trieste fino a Taranto. La vittoria arrise alla triestina Silvia Strukel, alle sue spalle si piazzarono due fiorettiste torinesi. La prima fu Cleo Balbo, ottima interprete dell’atletica in pista da poco passata alle competizioni schermistiche. Schermitrice mancina, molto combattiva, suo talento e la sua preparazione di base le consentirono in breve tempo di colmare il divario di esperienza con le più forti. Al terzo posto la più esperta Albertina Cei, che pagò un avvio di gara sottotono, salvo poi riprendersi nella seconda parte del girone, dove inanellò una vittoria dopo l’altra. Al 7° posto della poule finale ancora un’altra torinese, la Scatolero, di cui si perderanno le tracce nel dopoguerra. Alle gare assistette il ministro delle finanze Paolo Thaon di Revel, già campione italiano ed olimpico di spada negli anni ’20.

Una giovane torinese, Cleo Balbo, si è insediata, quasi alla chetichella, al secondo posto, precedendo per una sola stoccata la più quotata concittadina Cei. La Balbo, una mancina insidiosa e difficile, si è questa volta bene affermata, e speriamo che continui sulla buona strada. Albertina Cei, terza classificata, è partita in sordina, riprendendosi solo verso metà gara.

Aldo Masciotta in La Stampa Lunedì 15 dicembre 1941 n. 298 pag. 4

Cleo Balbo, il cui nome era in realtà Clementina, nel 1938 fu campionessa d’Italia sugli 800metri e primatista del mondo nella staffetta 3x800metri. Si avviò alla scherma solo nel 1940, terminata la carriera sportiva nell’atletica. Nel dopoguerra sarà anche un’apprezzata scrittrice. Nel 1964 la sua raccolta di poesie “Minny” vincerà l’11° Premio Torino di letteratura.

MAESTRO PAOLO CUCCU

PILLOLE DI STORIA DELLA SCHERMA TORINESE – SECONDA PUNTATA

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Nella mia collezione di cimeli della scherma torinese, non mancano le fotografie d’epoca. Ritraggono principalmente gruppi di schermitori, solitamente con al centro il o i maestri, nonchè personaggi importanti della società dell’epoca, i quali amavano sia praticare questo sport che semplicemente frequentarne i locali. Ci sono però le foto di gare, ed una di queste ve la presento oggi. 

L’occasione è quella dei Campionati Regionali a squadre di fioretto del 1932, allora denominata COPPA CANOVA, il cui penso ultimo esemplare è conservato nel museo della Reale Società Ginnastica di Torino. In quell’epoca i campionati regionali erano secondi, per importanza, solo ai campionati Italiani, e vi partecièavano tutti i campioni e le sale di scherma. La competizione si disputò in due giornate il 21 e 22 febbraio a Casale Monferrato, e vi rpesero parte 6 squadre. Quella nella foto è la compagine del CIRCOLO ESPERIA torinese, che si classificò al 5° posto. Al centro il Maestro ALTEA, per gli altri non sono ancora riuscito ancora a dare una identificazione certa. La gara venne vinta del Club di Scherma, che tra le sue fila schierava il gerarca fascista Agusto TURATI, grande appasionato di scherma e valido atleta. Assieme a Turati tirò anche un’altra grande personalità della città, il celebre medico Achille Mario DOGLIOTTI, che fu anche presidente del sodalizio. Completarono la squadra Massimo Trevisan e Manolo Pelissero, famosi spadaccini degli anni ’30.

Riprecorriamo le fasi salienti della gara nelle parole del cronista Angelo Appiotti, de La Stampa.  La descrizione ha indubbiamente qualche nota trionfalistica un po’ troppo accentuata su Turati, allora anche direttore del giornale.

“Il miglior uomo sulla pedana fu ieri ancora Augusto Turati. Quattro combattimenti e quattro vittorie, contro avversari tutt’altro che facili e disposti alla resa. Contro Pezzana, nel primo incontro, vinceva di forza con quattro punti di vantaggio; nel secondo incontro batteva Germano (mi limito in questa rassegna frettolosa all’esame degli uomini del Club di scherma di Torino e della « Pro Vercelli », le due squadre che disputarono gli avvincenti combattimenti della finale) con cinque toccate a zero; nel terzo piegava Gallea con tre punti; nel quarto Bertinetti doveva, molto a malincuore, abdicare di fronte alla sua lama, che ne aveva toccate due, inferendone cinque. Vittorie sicure, senza discussione. Augusto Turati ci è apparso ieri ancora più tranquillo e sicuro che non a San Remo, malgrado la sua repulsione a battersi con un mancino, e un mancino della forza di Pezzana. Ha vinto facendo sempre della bella scherma e ragionando sugli avversari. La perfetta armonia fra il polso e il cervello è stata la causa prima della sua bella affermazione. Pelissero, che con Augusto Turati è uscito senza ombra di sconfitta dalla lunga competizione, si è ieri rivelato lo schermidore brillante dei suoi momenti migliori. Le doti schermistiche di questo giovane, basate sul concetto e sulla perfetta esecuzione, hanno avuto ieri ragione di tutti gli avversari. Le sue quattro vittorie sono ben degne di stare vicine a quelle di Augusto Turati, che pure su di lui ha ancora tanti punti di vantaggio. Dogliotti ha subito una sola sconfitta, alquanto dura, dal mancino Pezzana. L’olimpionico, tanto di lui più rotto alle malizie della pedana, ha vinto, impegnandosi però seriamente. Ma contro Bertinetti, Germano e Gallea ha riportato tre belle vittorie, la prima delle quali (Dogliotti 1-Bertinetti 5) gli fa grande onore. Lo stesso avversario ha dovuto rallegrarsi con questo perfetto signore della pedana. Trevisan non ha reso ieri tutto quanto si poteva da lui attendere. Ha avuto tre sconfitte e una vittoria. Da qualche tempo l’aitante campione del club torinese non è nella pienezza delle sue facoltà schermistiche. Dopo la vittoria del Torneo di Alessandria la sua forma è caduta un poco, non impedendo, però, che la gran passione per la scherma lo tragga ancora e sempre alle desiderate battaglie. Le due riserve che hanno tirato al mattino, il centurione Sormano e il C. M. Grata, hanno assicurato alla loro squadra le vittorie per cui si aprirono al Club di Torino le porte della finale. Generosi e valorosi, hanno combattuto con fede, paghi del compito loro riservato. La classifica 1. Club di Scherma, di Torino (Augusto Turati, dott. Pelissero, prof. Dogliotti, rag. Trevisan), che si aggiudica definitivamente la « Coppa Canova », con 11 vittorie a 5; 2. Sezione Scherma « Pro Vercelli » (cap. Pezzana, dott. Bertinetti, sig. Gallea, avv. Germano); 3. Circolo d’Armi, di Novara. 4. Sala di Scherma dell’E.F.E.F., di Alessandria; 5., a pari merito, « Sezione Scherma Esperia » di Torino e Circolo d’Armi di Casale.”

LA STAMPA Anno 66 n. 45 domenica 22 febbraio 1932 pag. 6 “Il torneo per la Coppa Canova” 

MAESTRO

PAOLO CUCCU

Pillole di storia della scherma torinese – prima puntata

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Visto questo periodo di fermo dell’attività sportiva, comincio ad aprire i miei archivi “segreti”, per tirare fuori qualche cimelio, ed approfittarne per raccontare un po’ della storia della scherma torinese. Negli anni ho raccolto molti cpezzi: medaglie, poster, spille, foto e premi vari, tutti riconducibili alla scherma della nostra città.

Questi articoli erano pensati per il periodo di sospensione naturale degli allenamenti e dei corsi ovvero dalla metà di luglio alla fine di agosto, tanto per staccare la testa dall’agonismo, e conoscere meglio il nostro sport non solo sotto il profilo della pedana, ma del fuori, del passato. Anticipiamo di qualche mese, magari ci sarà l’opportunità di scriverne di più.

Oggi vi mostro una targa particolare, sicuramente con una storia, la quale comincia nel 1943, ma che avrà avuto tanti episodi fino ai giorni nostri. Cominciamo però dall’inizio. Il 7 giugno 1943 l’Italia era nel pieno della guerra, l’ultimo conflitto mondiale, gli alleati preparavano lo sbarco in Sicilia e proprio quel giorno presero Lampedusa. Anche a Cuneo si combattè aspramente, ma non con i fucili bensì con i fioretti, ed a farlo non furono soldati ma gentili signorine (e signore). Si disputarono infatti i campionati italiani a squadre di fioretto femminile, l’unica specialità riservata al gentil sesso tra le armi della scherma. Saranno solo 5 le squadre coinvolte, tra le quali il G.U.F. di Torino, l’organizzazione fascista per gli universitari, che nel dopoguerra si trasformerà nel C.U.S. . Questo sarà il primo titolo nazionale a squadre vinto da una formazione di Torino :

Cuneo, 7 giugno

Hanno avuto luogo ieri le finali del campionato nazionale femminile di fioretto a squadre con la partecipazione di cinque delle dieci squadre iscritte. Tutti gli incontri sono stati molto interessanti per il valore delle schermitrici che hanno dato tutte prova di uno spirito agonistico e di una ottima preparazione.

Le finali hanno dato i seguenti risultati: Trieste b Roma 13-3; Torino b Milano 15-1; Roma b Modena 13-3; Trieste b Milano 13-3; Milano b Modena 15-1; Torino b Trieste 11-5.

Classifica per squadre: 1. Guf Torino, 4 vitt.; 2. Ginnastica Triestina, 3 vitt. e 1 sconf.; 3. Guf Milano; 4. C.S. Roma; 5. Gil Modena.

Classifica individuale: 1.Cei (Torino), 15 vitt.; 2. Balbo (id.), 14 vitt. 13 stocc.; 3. Cesari (id.) 14 vitt. 14 stocc.; 4. Camber (Trieste); 5. Strukel; 6. Libera; 7. Camoletto; 8. Zanetti; 9. Lorenzoni; 10. Colognato.

La coppa triennale Eugenio Cosciani, caduto sul fronte greco per due anni detenuta dalla Ginnastica Triestina è passata quest’anno al Guf Torino”

La Stampa  7 giugno 1943 pag. 2 “Alle schermitrici torinesi il campionato di fioretto”

Non è dato conoscere quali siano stati i premi per le vincitrici, ma qualcosa è arrivato ai giorni nostri. La parte centrale di una targa, probabilmente il premio per la squadra. Come si vede dalla foto è un tantino abbozzata, ed il materiale con la quale è fatta la parte metallica sembra comune latta, materiale povero come si poteva in tempo di guerra. Il G.U.F. torinese, almeno la squadra di scherma, si allenava presso la sede del Club di Scherma andata distrutta sotto le bombe, in quella che allora si chiamava via dell’ospedale e che oggi è via Giolitti, nel prestigioso Palazzo Thaon di Revel, di cui oggi resta solo lo spezzone centrale, quello con le scale, subito dietro il palazzo della Camera di Commercio. Allora non c’era Piazza Valdo Fusi, ma la sede del Politecnico, anche quella distrutta, vero obiettivo delle bombe anglo-americane. La sede amministrativa, diciamo così, era però in Via Carlo Alberto 10, presso la Casa Littoria. La stessa fu assaltata dalla folla inferocita il 26 luglio di quell’anno, poi con la Repubblica di Salò torno sede del fascio torinese, quindi nei giorni convulsi della liberazione, e per il breve periodo successivo, sede del comitato di liberazione nazionale per essere ribattezzato Palazzo Campana. Possiamo immaginare che quanto contenuto nella sede fascista non fu certo trattato con i guanti, ed è possibile che quanto non di immediato interesse gettato via, o comunque non conervato con ogni riguardo. Forse è così che è cominciato il viaggio di questo cimelio, trovato per strada, o sgomberato da qualche rigattiere, che di mano in mano, lo ha fatto viaggiare fino a Bologgna, dove il sottoscritto lo ha recuperato per riportarlo a Torino, sua sede naturale.

A presto per una nuova pillola di storia, e con un altro pezzo della mia collezione

Maestro Paolo Cuccu